Il Tar di Catania e il Calcio  Cittadino

Il Tar di Catania e il Calcio Cittadino

Di Alessandro Russo

 

“Ciao Alessandro –ansima al telefono la mia amica Adele -,  leggo sui giornali che per evitare la soppressione del TAR c’è in atto una guerra santa. Stamane in spiaggia due turisti ridevano di uno che sosteneva che è l’unica istituzione pubblica che funziona in questa città. Avevano l’accento milanese e confabulavano di vecchie ingerenze del tribunale amministrativo in merito alle sorti del Catania; come se il TAR in passato era stato guidato dagli ultrà…”

“Adele, –la interrompo senza scompormi- passiamo da una guerra santa all’altra. Una serie di grottesche vicende e dolorosi capitoli di storia patria pallonara. Vero è che alcuni giornali lo definirono “Il giudice che tifa Catania” ma Enzo Zingales, presidente della terza sezione e poi presidente del TAR di Catania, non ha mai seguito una partita di calcio. Nonostante ciò, si fa paladino di una giustizia ordinaria che non ne può più di quella sportiva. Sappi che nel 1993 èun’imboscata del capo della Federazione Italiana Gioco Calcio a scatenare la guerra della carta bollata di Massimino… ”

“Un’imboscata? Ma che dici mai, mi sa che stai esagerando…”, replica sorprese Adele.

“Quando Matarrese –questa volta mi scompongo- impone al Catania scadenze categoriche, i danni della precedente gestione Attaguile sono incommensurabili e il bilancio è da profondo rosso. Non ci sono buchi economici, ma paurose voragini per più di cinque miliardi e mezzo di vecchie lire che piano piano Massimino sta risanando di tasca sua. Appena la situazione pare normalizzarsi, ecco di botto la trappola e Massimino ci casca cu tuttu u sceccu, senza paracadute insomma. Lui sottovaluta alcuni messaggi minacciosi ma è con insolita severità che il Catania viene dichiarato morto. Questo non accade per mano del tribunale ma della stessa Figc che non ha la qualifica per farlo. Ad altre società nelle identiche condizioni viene offerta una possibilità, al Catania no”.

“Stiamo parlando, Adele cara, di società per azioni che rispondono ai tribunali amministrativi. Il 31 luglio ‘93 il Catania di Massimino viene cancellato dai ruoli: perde il titolo sportivo di C1 e il patrimonio dei calciatori. Non ci sono in ballo penalità o declassamenti, ma una decisione violenta e illegale; da lì parte l’azione di ricorso in sede di giustizia amministrativa. Enzo Zingales, uomo apprezzato per equilibrio e sapienza giuridica, si accorge del sopruso e vi pone rimedio. La leggerezza dei padri padroni del pallone gli fornisce tutte le armi possibili e immaginabili. La sua ordinanza è un dossier di venti pagine che scombussola il pianeta calcio. Il tribunale rileva vizi di eccesso di potere e dà torto su tutta la linea alla Figc. Insomma le irregolarità del Catania non erano così gravi, per questo il 13 settembre ’93 il TAR resuscita la squadra e in un certo senso anche Massimino. Il ”caso Catania” ha un’eco nazionale: la vicenda somiglia a una corrida da far-west ed è di quelle da custodire nei manuali di diritto“.

“Va bene, Ale, mi arrendo – continua Adele – tu dimmi però cosa accadde dieci anni dopo”.

La situazione del 2003 è ancora più complessa: il Catania ora gioca in B ed è in mano ai Gaucci. Dopo che pareggia con il Siena per uno a uno, si scopre che un giocatore avversario è sceso in campo al ‘Massimino’ seppur squalificato. Così la squadra rossazzurra ottiene i tre punti a tavolino, poi però a tre giornate dalla fine succede una cosa incomprensibile. Un organo consultivo come la corte federale diventa dall’oggi al domani un ente giudicante e la Federazione ripristina il vecchio risultato del campo”.

A questo punto, un nuovo intervento del TAR di via Milano s’impone. Il Tribunale amministrativo di Catania non può non rilevare come l’iter contraddica le regole  e rimarca l’abnorme violazione. Ne vien fuori un muro contro muro che non risparmia colpi proibiti. Il tempo passa, la nuova stagione è alle porte e non si capisce se il Catania è salvo o retrocesso. Il pastrocchio non è più risolvibile senza un provvedimento eccezionale; intervengono il Coni e il governo con una tipica soluzione all’italiana. Grazie al TAR il Catania è ancora in B ma il torneo viene allargato addirittura a ventiquattro partecipanti. E il gotha del calcio salva capra e cavoli”.

“Ma allora – mi chiede Adele, confusa più di prima – perché Renzi vuol farlo chiudere? Chi raddrizza certi abusi non deve più avere diritto d’esistere?”

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