Altri sbarchi, altri viaggi della “speranza”. La testimonianza di un capo famiglia siriano

“A seguito di grossi problemi nel mio paese sin dal 2012, quello stesso anno, temendo per la nostra incolumità ho trasferito il mio nucleo familiare in Egitto inviando prima la moglie ed il figlio .

Ricongiunta la famiglia, e stabilitici nella citta di *********, trovavo lavoro come rappresentante farmaceutico e farmacista. Qui la vita non era facile in quanto per problemi politici i siriani non erano ben visti. Stessa difficolta, veniva riscontrata per trovare  un’abitazione in affitto, tant’è che dovevo cambiare spesso.

Tramite Facebook, e precisamente su di una pagina dedicata ai rifugiati siriani nel mondo, venivo a conoscenza della possibilità di raggiungere l’Europa, illegalmente, pertanto tramite il social network, chiesi un numero di telefono per contatti che mi furono forniti… omissisimmigrazione-sbarchi-Il 12 luglio u.s. chiamai al numero detto e qui, la persona che rispose e a cui chiesi le modalità per la traversata, mi riferì che occorrevano 2700 dollari Usa a persona e che i bimbi erano compresi nel prezzo. Lo stesso riferiva inoltre che c’era da attendere stante i pressanti controlli da parte della Polizia egiziana pertanto sarebbe stata sua cura richiamarmi.

Il 21 luglio successivo, ricevetti una telefonata sempre dallo stesso uomo il quale mi riferiva i raggiungere ********* e precisamente sul lungomare.

Raggiungevo il posto unitamente alla mia famiglia, composta da mia moglie, due figli minori, mia madre, mio cognato e qui, l’uomo con cui avevo preso contatti, ci allocava in un appartamento.

 Alle ore 04.00 del giorno successivo, sempre lo stesso uomo ci riferiva di tenerci pronti per la partenza che sarebbe avvenuta alle ore 10.00, e nel contempo prelevava i soldi che avevamo preparato.

Gli egiziani erano armati di grossi coltelli ma non ci hanno mai picchiato o ferito.

Nell’allontanarci dalla costa, notavo altre lance, circa 6/7, navigare anch’esse in direzione mare aperto con a bordo altre persone destinate al viaggio verso l’Europa.

Indico ancora che, durante questa breve traversata, venivamo privati dei telefoni cellulari. Raggiungevamo dopo circa 5/10 minuti una grossa barca in legno di circa 18 metri, con già a bordo l’equipaggio,  composto da egiziani, ove venivamo trasbordati. Anche le persone trasportate nelle altre lance da me indicate, affiancavano il grosso scafo e qui imbarcati.

A bordo della grossa barca da me indicata, a fine trasbordi, contavo pressappoco 180 persone di varia etnia.

La stessa cominciava la sua navigazione che durava tutta la notte sino alle ore 12.30 del giorno successivo quindi 23 luglio quando affiancavamo e trasbordavamo su di una grossa nave in ferro carica di altri clandestini che riconoscevo tra l’altro  per etnia siriana, egiziana e sudanese.

La barca in ferro rimaneva in attesa ancora per circa 2 ore quando venivano ancora imbarcati altri clandestini di etnia siriana, circa 35, giunti con un’altra barca.

Udivo distintamente uno dell’equipaggio parlare con il proprietario della barca, che riceveva precise istruzioni circa il numero dei clandestini da imbarcare, e precisamente 300 in quanto, dato che questa barca era destinata a raggiungere le coste italiane e non, come solito, farsi raggiungere in mare aperto dai soccorsi, un numero minore di trasportati, non avrebbe fatto rientrare il predetto proprietario, della perdita dell’imbarcazione. Pertanto la barca veniva fatta navigare, per circa tre giorni, parallelamente le coste egiziane, in attesa di imbarcare altri clandestini per appunto raggiungere il numero prefissato.

Aggiungo che le persone trovate già imbarcate, destinate a raggiungere le coste italiane, erano a bordo già fa circa 10 giorni, anch’essi in attesa del completamento del carico.

Io, nonché le persone imbarcate con me lo stesso giorno, abbiamo trascorso a bordo di questa nave in ferro esattamente sette giorni,  ma, nel corso dei predetti sette giorni non siamo stati raggiunti da nessuna imbarcazione in quanto udivo distintamente telefonate intercorse tra un membro dell’equipaggio e persone a terra presumibilmente facenti parte dell’organizzazione di traffico di emigranti, che alcune barche, erano state bloccate alla loro partenza dalla polizia egiziana pattuglianti la costa.

Non riuscendo a completare il carico, il comandante della nave ci chiedeva 50 euro procapite, affinché anziché continuare ad attendere eventuali ed ulteriori clandestini, si sarebbe diretto immediatamente verso le coste italiane”.

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