I Lavoratori del teatro Massimo Bellini e la convocazione “fantasma”

I Lavoratori del teatro Massimo Bellini e la convocazione “fantasma”

“Annunciano polemiche quando invece ci avevano promesso una soluzione concreta per tutti i lavoratori del teatro Massimo Bellini. Siamo assolutamente stupiti dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Michela Stancheris, che leggiamo oggi sul giornale La Sicilia di Catania, a proposito di una fantomatica riunione tenutasi proprio per discutere il problema di queste famiglie. Non abbiamo ricevuto nessuna convocazione, né noi come sindacato né i lavoratori”. Così il dirigente regionale Snalv, Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori e Vertenze – aderente alla Confsal, Antonio Santonocito.

Deluso e anche un po’ arrabbiato come i 28 lavoratori che rappresenta, precari da un ventennio, Santonocito invita l’assessore Stancheris, tutto il governo regionale e anche il consiglio di amministrazione “a non adirarsi contro i lavoratori perché essi sono vittime dell’intero sistema” e soprattutto a trovare  una soluzione celere e concreta. “Se è vero che il blocco delle assunzioni per effetto della legge regionale esiste dal 2010, come hanno fatto a lavorare le maestranze in questi anni? – si chiede il dirigente regionale Snalv – E soprattutto, senza questi lavoratori indispensabili per il funzionamento del teatro, come si fa a programmare la stagione?”, sostiene. “Ci aspettavamo un impegno maggiore da parte del sindaco Enzo Bianco che si è tanto detto disponibile ma che non si è neanche fatto vedere, come anche dal governatore Rosario Crocetta paladino della legalità e dell’antimafia. La cultura è antimafia e il teatro Massimo Bellini di Catania è uno dei simboli culturali di Catania”, conclude.

Nell’attesa di una risposta da parte di qualcuno che rappresenta le istituzioni, le quali fino ad oggi e a tutti i livelli, non hanno dimostrato un reale interesse per risolvere la vertenza, i lavoratori del teatro Massimo Bellini continuano la loro protesta sul tetto dell’immobile. Ad oggi sono venti i giorni di presidio.

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