E dopo il TFR, cosa troveremo in busta paga, la futura pensione?

Perle di rubinoI detrattori di Matteo Renzi accusano il premier di andare avanti a slogan, a proclami e annunci ad effetto: gli 80 euro, la riforma elettorale, il senato, il Jobs Act, i 100 (poi diventati 1000) giorni, le comunicazioni via twitter, le slides durante le conferenze stampa e via così sono, a detta di questi, fumo o poco più.
L’ultimo annuncio, almeno per ora, riguarda l’idea di mettere nella busta paga dei lavoratori italiani, che ne fanno richiesta ha specificato l’altra sera da Floris, Alessandra Moretti, esponente di spicco del PD, il Tfr  la agognata (per molti solo un sogno) liquidazione. Questa novità, come spiegava sempre la Moretti, dovrebbe, immettendo liquidità sul mercato, dare l’avvio ad una ripresa dell’economia come è accaduto, diceva sempre Alessandra Moretti, con gli 80 euro, subendo con questa affermazione l’ironia del sindaco di Verona, Tosi della Lega Nord e del direttore del Fatto Quotidiano.
Non avendo la sfera di cristallo e non essendo particolarmente esperto di economia e finanza, non so se questa idea sarà portata a compimento, né tantomeno se otterrà i risultati auspicati, mi sento però di esprimere alcune perplessità. Se ho capito bene funzionerebbe così: un lavoratore, che ne facesse richiesta, troverebbe in busta paga, oltre allo stipendio, una cifra aggiuntiva prelevata dal suo Tfr; questo gli consentirebbe una maggiore disponibilità  inducendolo  a spendere e aumentando così i consumi. Non si tratta dunque di un maggior introito del lavoratore, ma di un prelievo anticipato su quanto dovrà percepire alla fine del proprio rapporto lavorativo. A parte il fatto che anche in passato era possibile per un lavoratore (con motivi determinati e limitati, e dopo precisi periodi di lavoro) chiedere un anticipo sulla liquidazione, e quindi non sarebbe una novità, non mi pare che ai lavoratori derivino particolari vantaggi economici.
Ma c’è un ulteriore dubbio: come fa un’azienda in difficoltà economiche, e già esposta con le banche, e sono tantissime, a far fronte al maggiore esborso che deriverebbe da una massiccia adesione a questa possibilità dei suoi dipendenti? Sempre la Moretti, spiegava che a garantire presso gli istituti di credito queste aziende interverrebbe la Cassa Depositi e Prestiti; questo intervento favorirebbe tutta l’operazione rendendola possibile. La domanda è: con che tempi? Non sarà sfuggita ai lettori la profonda differenza tra la promessa di rapido pagamento dei debiti della P.A. ai privati e una realtà diversa di esecuzione marginale di questi pagamenti.
Quella del Tfr in busta paga non mi sembra una grande idea.

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