Dove sono finiti i colori rossazzurri?

Dove sono finiti i colori rossazzurri?

Di Alessandro Russo – Caldo appiccicaticcio delle sei del pomeriggio del due di agosto del duemilaequindici, Torre del Grifo Village. Lentamente ventidue calciatori calcio catania 3 alcio catania 1incominciano a piantonare un rettangolo erboso. Gli undici giovanotti alla mia sinistra sfoggiano una maglia verde militare, quelli che stanno alla mia destra vestono invece una bizzarra casacca blu notte.

Seduto sulla tribunetta, un signore sui cinquanta e alto quasi due metri prende parola. «Dopo lo scandalo “I treni del gol”,–decanta- questo benedetto cambio si deve fare prima dell’inizio del processo Windjet. Ma la verità è che il dibattito sulla vicenda è povero e surreale a causa della mediocrità degli attori. Secondo Pulvirenti perfino in terza categoria il Catania vale una barca di soldi per via di Torre del Grifo: male che vada ripartiremo da zero con nuovi personaggi». «Domani –replica uno che pare saperla lunga- voglio inviare un comunicato invitando Bianco, Pogliese e Crocetta a prendere il primo volo per Roma prima della sentenza. Ma non per fare “puppetti” come diciamo a Catania! Devono andare in Federazione ed esigere l’iscrizione in Lega-pro come è giusto che sia visto che senza quei quindici punti, saremmo retrocessi. Bisogna far pagare tutte le accuse all’unico colpevole, cioè al signor Nino Pulvirenti. La squadra dell’elefante è stata e sempre sarà un patrimonio dei cittadini non di uno scelleratocalcio catania 2

Tra la piccola folla c’è perfino un’amabile sposa che inizia col far legittime interpellanze a suo marito. «Come mai –è mia moglie che sbotta- i giocatori non hanno i numeri cuciti sulle maglie? Per quale ragione poi siamo stati perquisiti? Ma davvero me lo restituiranno l’accendino? Che cosa siamo mai venuti a fare oggi qui, Alessandro?».

Calcio catania 4 calcio catania 7 calcio catania 6Laura ha ragione. Nessuno dei giocatori in campo sa in quale categoria giocherà nel prossimo torneo del pallone italico. Da un lato c’è il Catania che credo sia quello in blu, una squadra che pur essendo iscritta in B, rischia di finire tra i Dilettanti. L’altra formazione, l’Equipe Sicilia, è composta da atleti siculi a spasso.

L’omino con addosso la giacchetta nera fischia.

La partita parte. I giocatori paiono giocare a calcio ma in verità nessuno di loro s’avvicina dalle parti delle porte. La sfida è da oratorio ma non mi pento di esser venuto fin qui. Intanto la mia signora ricomincia col far domande. «Forse questi ragazzi stanno praticando un nuovo sport: quello della palla pazza. Ma sei sicuro che questo è il Catania? Comunque guarda che i verdi sono più bravi dei nostri; ma lo vedi come ci siamo ridotti male, Alessandro?».

In tribuna l’indifferenza regna sovrana poi d’improvviso, al ventesimo minuto, la quiete vien troncata. Con un fitto lancio di fumogeni, due dozzine di ultras fanno sospendere l’incontro. «Siamo qua, siamo qua, – intonano ad una voce – per l’onore di Catania siamo qua, tutti insieme e canteremo ‘solo la maglia, solo la maglia’». «Pulvirenti pezzo di merda, – proseguono – Pulvirenti pezzo di merda, bastardo vattene a casa».

Dopo cinque minuti di panico, ultimati i cori denigratori nei confronti dell’ex presidente, vanno tutti via. Il gioco riparte e accanto a me siedono ora decine di poliziotti in assetto antisommossa; per quattro volte di fila in soli sei minuti intanto la sfera di cuoio termina in tribuna.

È finita: Catania-Equipe Sicilia zero a zero.

Quando l’arbitro fischia tre volte, io mi chiedo dove siano finiti i colori rossazzurri. Poi ripenso alla coppia che perpetrò l’alto tradimento e che li condusse con sé in tribunale.

Scendendo dalle scale, incrocio un uomo baffuto che ama l’apparire e la pubblicità. «Solo tu e la tua cordata –lo sfotto– ci potranno salvare». «Grazie di cuore per la stima, Alessandro» -ribatte.

Torno a casa affranto.

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