Con le “Vele della legalità” vince la società

Di Seby Bella
Le vele sono libertà e la libertà si poggia sul rispetto delle regole -così inizia il discorso introduttivo della preside dott.ssa Morsellino– a Catania presso l’ I.S.I.S. “Duca degli Abruzzi”

Commosso il minuto di silenzio per uno studente vittima di un incidente stradale : “mai lo dimenticheremo, è parte di noi per sempre “.


veleleg

Dopo l’inno nazionale un lungo e commosso applauso, che ha dato l’inizio al dibattito sulla legalità, alla presenza di S.E. il prefetto Maria Guia Federico, mentre in rappresentanza dell’arma dei Carabinieri il T.Col. M. Pantano ed in rappresentanza della Guardia Costiera il Capitano di Fregata Roberto D’arrigo, Comandante del 2º Nucleo Aereo Guardia Costiera, insieme al protagonista della giornata, Sig. Mario Caniglia, esempio di legalità e “testimone di giustizia”.


Quest’ultimo, ha calamitato l’attenzione con il suo racconto che, intriso di orgoglio e onore, ha donato testimonianza di come la via della legalità, non solo ha salvato la sua azienda agrumicola, ma anzi ha dato un impulso maggiore tant’è che, da 24 unità, la sua impresa è cresciuta sino a 75 dipendenti e mira ancora ad aumentare la sua capacità rilevando terreni e assumendo nuove maestranze.

“le arance della legalità”

«Le mie arance hanno quattro caratteristiche che le rendono speciali: il profumo della libertà, la “vitamina G” di giustizia, la

“vitamina L” di libertà e infine sono come me, libere perché non pagano il pizzo». Mario Caniglia si definisce un contadino e un imprenditore per necessità. Quest’uomo umile e distinto è nato e lavora a Scordia, in provincia di Catania, ma da una decina d’anni percorre l’Italia per raccontare la sua vita da testimone di giustizia:

«La mia storia inizia con uno squillo, quello del telefono di casa: la mafia voleva ammazzarmi in cambio di sua maestà il denaro.

Diceva queste precise parole: « “Brutto cornuto o paghi 500 milioni o ammazziamo te e la tua famiglia”. Non ho neanche preso in considerazione la possibilità di pagarli, perché non li avevo quei soldi e anche se li avessi avuti non avrei mai dato loro una sola lira».

 

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