Truffe alle Assicurazioni: scoperta associazione per delinquere

Nella giornata di oggi la Squadra Mobile di Catania ha eseguito un’ordinanza di cautelare, nei confronti di sette persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno di compagnie assicurative e corruzione in atti giudiziari.

La misura cautelare accoglie gli esiti di indagini tecniche avviate,su delega della Procura Distrettuale delle Repubblica di Catania, dalla Squadra Mobile nel mese di gennaio 2016 e concluse nel gennaio 2017, che hanno consentito di individuare un’associazione per delinquere, capeggiata da Giovanni Pantellaro, dedita alla consumazione di una serie indeterminata di delitti previsti dall’art. 642 c.2 c.p. ai danni di molteplici società assicuratrici sotto forma di denuncia di falsi sinistri stradali e precostituzione dei relativi elementi di prova, nonché di più reati contro l’Amministrazione della Giustizia – nella specie false testimonianze e corruzioni in atti giudiziari – finalizzati a realizzare i profitti conseguenti alle simulate denunce di incidenti stradali.

Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica e delegate alla Squadra Mobile – Sezione Reati contro il Patrimonio e la P.A. – “Unità Anticorruzione”, prendevano le mosse da alcune aggressioni ai sanitari in servizio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele e dalla conseguente constatazione della presenza, nei locali dello stesso Pronto soccorso,di soggetti impegnati nel reclutamento di pazienti in attesa.

Le risultanze dei servizi di intercettazione audio e video, nello specifico,i contenuti delle conversazioni telefoniche, accostati alla visione delle immagini acquisite da un sistema di video-registrazione, hanno evidenziato la presenza di un gruppo di soggetti che, utilizzando uno studio di infortunistica stradale sito in via Plebiscito, organizzavano sinistri stradali al fine di trarre in inganno le compagnie assicurative e ricevere da queste gli indennizzi.

Le investigazioni hanno fatto emergere l’esistenza di un’associazione criminale promossa da Giovanni Pantellaro – che ne era anche il capo – e da Angelo Ragusa,  Gaetano Pantellaro e Giuseppe Alì i quali coordinavano l’attività degli altri associati, impartendo le necessarie indicazioni operative.La

Proprio il citato studio di “Infortunistica Stradale”, strategicamente collocato di fronte all’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele II era la base operativa dell’associazione criminale.Tale accorgimento consentiva agli indagati di individuare i pazienti con lesioni astrattamente compatibili con un sinistro stradale che venivano quindi accompagnati direttamente durante la loro visita in Pronto Soccorso ed “invitati” ad indicare un generico incidente stradale come causa delle lesioni stesse. Invero, emergeva che molti pazienti, al momento della registrazione presso il triage, sostenevano la natura accidentale del trauma, ma, successivamente, in sede di referto medico, pretendevano che il sanitario di turno apponesse, nello spazio del medesimo referto dedito alla causale, la dicitura “incidente stradale” (i rigorosi rifiuti dei medici di turno sono stati spesso alla base delle aggressioni agli stessi sanitari).

La vicinanza fisica all’ospedale, inoltre, garantiva agli associati i necessari contatti con gli intranei alla struttura ospedaliera senza necessità di pericolosi contatti telefonici.

RAGUSA Angelo, formale titolare della predetta agenzia, si occupava quindi di istruire pratiche relative ai finti incidenti, creare l’apparenza delle conseguenze materiali dei simulati sinistri e curare i rapporti con gli altri associati e con i clienti coinvolti nei falsi sinistri, concorrendo in tali attività PANTELLARO Gaetano, figlio di Giovanni, e ALI’ Giuseppe, titolari di fatto del medesimo studio.

Nell’ambito dell’accolita, ALI’ ricopriva un ruolo particolare: lo “zio Pippo”, infatti, si adoperava nel rintracciare la clientela ed istruirla sia sui comportamenti da tenere sia in merito alle vicende inerenti il sinistro; era attivo nel reperire soggetti disposti a testimoniare falsamente in sede stragiudiziale e giudiziale, e curava, infine, la delicata fase della liquidazione e suddivisione dei profitti.

I servizi di intercettazione, inoltre, facevano emergere le figure di FICHERA, MONCADA e SAPUPPO i quali svolgevano l’attività di procacciatori, in quanto si recavano costantemente presso il Pronto Soccorso degli Ospedali Vittorio Emanuele e Garibaldi, allo scopo di contattare pazienti che riportavano traumi compatibili con incidenti stradali ai quali proponevano di far dichiarare falsamente di essere stati coinvolti in sinistri collegati alla circolazione di vetture su strada.

Il modus operandi del gruppo criminale, reiterato per 18 diversi incidenti (per uno dei quali i reati risultano già prescritti), appariva sempre lo stesso, seguendo il seguente canovaccio:

 

  1. individuazione dei traumatizzati  al momento del loro accesso presso i locali del Pronto soccorso;
  2. artata ricostruzione di un sinistro stradale e successiva richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa di volta in volta competente;
  3. proposizione – nell’ipotesi di mancato immediato risarcimento da parte della società di assicurazione – del ricorso innanzi al Giudice di Pace con correlata indicazione di falsi testimoni (in gran parte) retribuiti per le deposizioni infedeli.

 

La maggior parte delle pratiche di sinistro risultavano avviate a seguito della compilazione del c.d. modello “C.A.I.” – costituzione amichevole d’incidente – spesso compilata dagli stessi organizzatori. In detti modulari le responsabilità del sinistro erano sempre poste a carico di una sola parte con l’esclusione di ipotesi di responsabilità concorsuale;

Tutti i sinistri si caratterizzavano per l’assenza di qualsiasi intervento o coinvolgimento delle Forze dell’Ordine, nonostante la presenza di lesioni traumatiche riportate spesso significative, mancando in conseguenza rilievi descrittivi, fotografici o planimetrici;

In nessuno dei sinistri, si indicava, all’atto della compilazione del citato modello “C.A.I.”, la  presenza di testimoni, i quali emergevano molto tempo dopo e solo se la compagnia assicurativa avanzava rilievi, fornendo dichiarazioni particolarmente dettagliate;

Le persone indicate quali vittime dell’incidente riportavano effettivamente delle lesioni, ma determinate da eventi che nulla avevano a che fare con l’incidente simulato.

 

Nella misura cautelare oltre alla fattispecie associativa sono stati contestati n.17 episodi di truffa (altri sono in fase di ricostruzione), per un danno stimato in un milione di euro circa. Gli indagati sono complessivamente 64.

Nel medesimo provvedimento cautelare, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo dello studio di infortunistica stradale.

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