Catania, tre Piazze tre leader per sostenere Musumeci

Catania, tre Piazze tre leader per sostenere Musumeci

Servizio di  Monica Colaianni – Oggi per sostenere Nello Musumeci, candidato alla Presidenzza della Regione Sicilia, sono scesi in campo Silvio Berlusconi (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega Nord) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia).

In tre diverse piazze della città di Catania (Berlusconi al centro fieristico Le Ciminiere, Salvini in Piazza Teatro Massimo e la Meloni a Piazza Stesicoro) hanno esortato i Siciliani ad andare a votare… e votare per Nello Musumeci.

Sviluppo del turismo con l’apertura del Casinò, Ponte sullo stretto di Messina, sostegno ai giovani, questi alcuni punti su cui ha dibattuto Berlusconi. Se Musumeci sarà Presidente della Regine e se alle prossime elezioni nazionali Forza Italia riprenderà le redini del Paese, Berlusconi si è impegnato sin da ora a far ripartire la macchina e far “decollare” la Sicilia.

<<Bisogna garantire sicurezza e legalità! la lotta alla criminalità organizzata rimane sempre in primo piano>>, ha detto a gran voce Berlusconi.

<<Dobbiamo sollecitare la nascita di nuove imprese senza imporre tassazioni – ha detto nel suo discorso il Presidente – Bisogna rilanciare il turismo e per fare questo credo che sia importante costruire un casinò in Sicilia>>.

Altro cavallo di battaglia il Ponte sullo Stretto di Messina: <<Noi ci avevamo lavorato a lungo . Me ne ero interessato in prima persona. Ma i governi di sinistra che si sono succeduti, e in particolare l’allora  ministro alle Infrastrutture Di Pietro, hanno distrutto quello che era stato già fatto. Avevamo cominciato a costruire il Ponte sullo Stretto di Messina che ritengo che sia un’opera fondamentale per far sentire la Sicilia una Terra veramente Europea>>.

<<Sono convinto che alle  prossime elezioni saremo eletti e quindi è un impegno che mi assumo qui oggi nei confronti della Sicilia e dei Siciliani, vale a dire quello di riprendere il progetto e dare vita alla realizzazione del Ponte sullo Stretto>>.

<<Lo Stato Italiano – ha concluso Berlusconi – deve prendere atto dello situazione cui si trova oggi la Sicilia, ritengo che questo sia un dovere. Se saremo noi a Governare mi impegno fermamente a fare un Piano Marshall per la Sicilia. Quel Piano politico-economico statunitense per la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale, noi lo faremo per la crescita e lo sviluppo della Sicilia!>>.

Dall’altra parte della città a Piazza Teatro Massimo anche Matteo Salvini ha fatto il suo discorso a Sostegno di Musumeci <<Un uomo onesto e concreto>>.

Ospedali, infrastrutture, occupazione giovanile, questioni migranti, agricoltura, questi alcuni punti su cui ha dibattuto il leader della Lega.

<<Non è ammissibile che i nostri giovani – ha detto Salvini – dopo aver conseguito il diploma o la laurea, siano costretti ad andare all’estero per trovare un’occupazione. Perchè se non sei amico o parente di qualcuno o non hai la raccomandazione qui non hai futuro. Questo non è ammissibile!>>.

<<Centinaia di migliaia di giovani sono costretti a scappare all’estero e noi in cambio ci prendiamo i galeotti tunisini che sbarcano in Sicilia per farsi le vacanze. Questa gente noi la rimanderemo a casa loro ad uno a uno, barcone per barcone. Accogliere donne e bambini che scappano dalla guerra è un dovere sacrosanto,ma non mi sembra che in Sicilia stiano arrivando gente che scappa dalla Siria>>.

Sulla questione dell’agricoltura Salvini ha detto: <<Giù le mani dall’agricoltura siciliana e italiana,  noi non vogliamo le arance marocchine e le olive tunisine, vogliamo le arance, i limoni, l’olio siciliano!>>.

<<Se diventerò premier mi impegno a cancellare la legge Fornero e la Buona Scuola che è una pessima scuola. I concorsi devono essere fatti a base regionale basta con gli spostamenti di docenti che sono costretti a spostarsi al nord Italia>>.

Quello che preoccupa in queste elezioni è senza dubbio l’astensionismo: il 50 per cento dei Siciliani infatti domenica 5 novembre non vuole andare a votare, ma non per pigrizia, ma perché stanchi delle tante promesse.

 

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