Sabato 20 al teatro Nino Martoglio di Belpasso in scena “Il berretto a sonagli” di Pirandello

Sabato 20 al teatro Nino Martoglio di Belpasso in scena “Il berretto a sonagli” di Pirandello

Debutterà, al teatro Nino Martoglio di Belpasso, sabato 20 gennaio, alle ore 17.30, con doppio turno alle 21.00 e replica domenica 21 gennaio alle ore 17.30, la commedia di Pirandello Il berretto a sonagli, derivata dalle novelle “La verita’” e “Certi obblighi”, rappresentata la prima volta il 27 giugno 1917 a Roma. Lo spettacolo vede l’attore Miko Magistro doppiamente coinvolto sia come regista sia come protagonista e straordinario interptete di uno dei personaggi più emblematici della drammaturgia di Luigi Pirandello: Ciampa.  Il testo venne in origine scritto in siciliano col titolo A birritta cu’ i ciancianeddi e fu concepito affinchè fosse interpretato del famoso attore Angelo Musco. Quest’ultimo avrebbe voluto un’opera assolutamente comica, invece l’autore si concentrò sui temi a lui più vicini: quello della maschera, della pazzia, dell’anticonvenzionalità. L’opera fu, quindi, una riflessione lucida e drammatica sul paradosso dell’esistenza umana. L’incomprensione tra l’autore, che Musco era solito chiamare il Professore, e  l’attore produsse una versione ridotta in siciliano, che si conservò breve anche nella successiva trasposizione in italiano. La commedia è, infatti, di soli due atti, che Pirandello dovette integralmente riscrivere, avendone smarrito il manoscritto originale. Il pubblico, ancora oggi, ride e si diverte molto, soprattutto durante il primo atto ma, come sempre accade nelle opere di Pirandello, ad un certo punto gli accadimenti, prendono una piega inaspettata. Durante la rappresentazione, infatti,  si comprende che il personaggio che soffre più atrocemente, non è,  come poteva sembrare all’inizio,  l’offesa Beatrice (Carmela Buffa Calleo), venuta a conoscenza del tradimento del marito, il Cavaliere Fiorica, personaggio continuamente nominato, ma che non si presenta mai in scena, con la moglie di un suo sottoposto, lo scrivano Ciampa (Miko Magistro), ma proprio quest’ultimo, che aveva sempre saputo di tale relazione. Ecco ancora un tema caro a Pirandello: la dicotomia fra ciò che è e ciò che sembra. Ciampa, apparentemente grottesco, è in realtà straziante, ma soprattutto è il più moderno degli eroi pirandelliani, schiacciato da una vita umile, consapevole di essere in una condizione di evidente inferiorità sociale, lacerato tra l’amore per la moglie e il senso dell’onore, tra il sapere e il dissimulare, tra l’essere e il fingere. Ciampa sa di essere cornuto, ma ama la moglie e  non vuole perderla. Nella società borgehese dell’epoca “certe cose” si potevano anche fare, ma con la massima discrezione ed assolutamente non dovevano essere rivelate, a meno che, chi le avesse fatte, non fosse stato un pazzo, uno che portasse sul capo Il berretto a sonagli. Ecco che Ciampa, sul finale, proporrà questa salvifica soluzione a Beatrice e gliela presenterà così: «Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel’insegno io come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono  per  pazza!»

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