Via Crispi, ad un anno da quei tragici eventi niente è cambiato

Via Crispi, ad un anno da quei tragici eventi niente è cambiato

 Riceviamo e pubblichiamo
Più di un anno è trascorso da quella terribile fuga di gas (che causò l’esplosione della palazzina di tre piani con il terribile bilancio di un morto e quattro feriti) ma niente sembra essere cambiato in via Crispi. Nel corso del sopralluogo effettuato dalla sottoscritta, vice presidente della commissione al Patrimonio, Ersilia Saverino ho avuto modo di dialogare con commercianti e abitanti della zona che mi hanno segnalato problemi di ogni tipo. La strada, nei pressi di via Archimede, resta ancora in parte chiusa con i pannelli di acciaio, che delimitano l’area, che vengono usati per appendere vecchi manifesti elettorali. Un segnale evidente a cui si aggiungono transenne e barre di acciaio che restringono ulteriormente la carreggiata e rendono impossibile il transito ai mezzi pesanti. Non solo, il limite di velocità, fissato a dieci km/h, non viene rispettato praticamente da nessuno. In sostanza le protezioni che dovevano essere temporanee si sono trasformate in definitive con l’intero quartiere ormai in ginocchio. Sulle vetrate delle botteghe e sui portoni delle palazzine è un susseguirsi di vendesi e affittasi. Segnali inequivocabili che il territorio rischia la morte commerciale. Un quartiere fantasma pieno di appartamenti vuoti e saracinesche abbassate. Eppure ci troviamo tra il Corso delle Province e via Umberto, a pochi passi dalla stazione. Una parte di Catania che merita più attenzione e necessita di un piano di rilancio immediato e duraturo nel tempo. Per queste ragioni la sottoscritta chiede al Sindaco di Catania di attivarsi con una programmazione di incentivi fiscali per chiunque in via Crispi voglia prendere casa, affittare una bottega oppure riaprire un negozio. Contemporaneamente bisogna trovare una soluzione definitiva per la palazzina diroccata. Abbatterla o ricostruirla poco importa; la cosa fondamentale è che via Crispi non resti più in queste condizioni. Un compito che ovviamente non può gravare solo sulle spalle degli occupanti dell’immobile distrutto visto che dovrebbero intervenire sull’edificio sborsando decine di migliaia di euro. Denaro che molti di loro non possiedono. Il risultato è una guerra a colpi di carte bollate che dilunga ulteriormente i tempi di intervento e mette in ginocchio l’intera via Crispi e le strade circostanti.  

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