Gli scritti del dott. Gaetano Antonio La Guardia: “Matelica innevata”

Gli scritti del dott. Gaetano Antonio La Guardia: “Matelica innevata”

Riceviamo e pubblichiamo alcuni scritti del dott. Gaetano Antonio La Guardia (nella foto con la moglie),

Gaetano Antonio La Guardia, conseguita la laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Catania, ha svolto per lungo tempo l’attività di dirigente sindacale a livello provinciale regionale e nazionale, svolgendo le mansioni di contrattualista e gestore degli affari sociali e previdenziali.

Sempre presso L’Ateneo di Catania, ha conseguito anche una laurea in Lettere Moderne e una laurea specialistica in Filologia Moderna. Autore di testi per riviste teatrali, ha approfondito la letteratura italiana del Novecento alla scuola di Giuseppe Savoca (oggi professore emerito). Conosciuto personalmente Libero Bigiaretti in occasione del premio Etna-Taormina, si è dedicato costantemente all’approfondimento delle sue opere. A MATELICA nelle Marche, ove risiede e studia,  ha dedicato alcuni scritti e poesie.

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Lettera a LIBERO BIGIARETTI
Caro maestro (anche se hai sempre respinto il titolo di maestro)

Quel….“nuovo giardino, piccolo com’è recinto da gradini e da colonnine di un travertino ancora troppo bianco, ha l’aria incerta e spaesata delle cose nuove, e specialmente i pini che hanno piantato, quasi adulti, con una chioma che già prodiga d’ombra sembra pesar troppo all’esile tronco ingracilito dal puntello che lo sostiene. La ghiaia dei vialetti è ancora crocchiante ostile al piede. E, benché sia inverno, tutto è di un bel verde fresco, come verniciato da poco: le siepi di bosso e gli alberetti e l’erba ravviata delle aiuole. Un verde che s’accorda al cielo lucido e teso, anch’esso nuovo, dove il sole appare come voglioso di anticipare le sue famose glorie primaverili. …….. Incerta sembra anche la gente che transita per questo giardino, come avesse paura di sciuparlo, e ho veduto davvero un soldato, e poi un uomo vecchio, esitare lungamente prima di sedersi su queste panche sagomate, massicce.”
Ebbene, questo giardino che tu hai quasi visto nascere e di cui hai scritto, porta il tuo nome. Mediante l’atto n. 190 del 9 maggio del 1998 della Giunta Roversi, è stato intestato a te.
Il tuo nome con l’intestazione, è riportato in una tabella, posta, da poco, non all’ingresso o all’inizio dei giardino, ma nella parte finale di esso.
Questo giardino ( i matelicesi chiamano giardini), ha vissuto delle belle stagioni; è stato ampliato, ha accolto nuove piante e sono state create aiuole di bei fiori. Inoltre, sono stati recintati, illuminati e ben curati.
Da diversi anni, però gli amministratori volendo, forse, far apparire i nostri giardini come il londinese HIDE PARK, hanno avuto “l’accortezza” di abbattere la recinzione, lasciandoli alla mercé di tutti “affidandoli” ad una lodevolissima noncuranza. “il giardino pur così bello” non si riconosce più. Le panche sagomate e massicce – come tu scrivi – non esistono più, i vialetti, prima ben ordinati e spianati, sono sterrati e presentano spuntoni pericolosi, il bosso è tutto rovinato, fiori non se ne vedono, il verde non esiste e la “fontana malata” non sprizza acqua ma incuria e chiede aiuto.
Mio caro Libero, anche se mi rammarico per le cose che non vanno bene, tuttavia son contento che i i giardini della tua Matelica, sono stati a te dedicati. Malgrado l’ignavia di alcuni, anche se sono trascorsi quasi 21 anni dalla tua scomparsa, il tuo nome è “salvo dalla fossa comune degli autori dimenticati”. Ciao maestro.

Gaetano Antonio La Guardia

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