L’iniziativa promossa dalle sezioni ANUA “Dedalo” di Galatina e “Magg. Pil. Michelangelo Trimarchi” di Catania suggella con un patto civico un’antica fratellanza spirituale

Di Antonio Famà – Esiste un filo invisibile, tessuto novecento anni fa, che unisce il capoluogo etneo a due città del Salento, Galatina e Gallipoli. È il filo della devozione a Sant’Agata, patrona di Catania, che oggi si trasforma in un legame ufficiale e concreto tra due comunità.

Il martirio che generò un culto universale

Per comprendere la profondità di un legame capace di attraversare nove secoli e un intero mare, occorre risalire alle origini di quella fede che lo ha reso possibile. Agata nasce a Catania nel III secolo, intorno al 231 d.C., da una famiglia nobile e agiata. Ancora giovanissima sceglie di consacrare a Cristo la propria verginità, respingendo i numerosi pretendenti che ne chiedono la mano. Tra questi il proconsole romano Quinziano, che se ne invaghisce e, di fronte al suo netto rifiuto, scatena contro di lei una persecuzione spietata. Sotto l’editto dell’imperatore Decio contro i cristiani, Agata viene arrestata e sottoposta a un processo che si trasforma presto in un calvario di supplizi, culminato nel drammatico strazio dei seni con le tenaglie. Condannata al rogo, ne viene miracolosamente risparmiata da un violento terremoto; ricondotta in cella, riceve nella notte la visita dell’apostolo Pietro, che le guarisce le ferite. Irremovibile nella fede fino all’ultimo istante, Agata muore martire il 5 febbraio del 251 d.C., entrando nella storia come simbolo supremo di fortezza d’animo e devozione.

Patrona di Catania, dove il suo velo è stato, nei secoli passati, più volte invocato per fermare le colate laviche dell’Etna e dove ogni anno, dal 3 al 5 febbraio, la città le tributa una delle feste religiose più partecipate al mondo, Sant’Agata vede il proprio culto estendersi ben oltre i confini dell’isola, sino a intrecciarsi, come si vedrà, con le vicende di terre lontane come quelle salentine.

Una leggenda che attraversa il mare

La tradizione narra che nel 1126, durante la traslazione delle reliquie della Santa da Costantinopoli, dove erano giunte ottantasei anni prima per volere del generale bizantino Giorgio Maniace, verso la Sicilia, il veliero dei marinai Goselmo e Gisliberto che le custodiva fu sospinto da una provvidenziale brezza fino alle coste salentine. Fu in quell’occasione che Goselmo, forse originario di quei luoghi, lasciò cadere sull’arenaria di Gallipoli una reliquia di Sant’Agata: una mammella. Secondo la tradizione, Sant’Agata apparve in sogno a una donna che aveva lavato i panni sulla spiaggia della Purità a Gallipoli, rivelandole che suo figlio stringeva miracolosamente tra le labbra la reliquia del proprio seno martirizzato. Accorsa sul posto, la madre trovò il bimbo che teneva saldamente in bocca il seno della Santa, senza che nessuno riuscisse a fargliela aprire. Soltanto dopo le preghiere e l’invocazione del nome di Agata da parte del Vescovo giunto sul posto, il piccolo riuscì a rilasciare la sacra reliquia. Il resto sacro, sottratto a Gallipoli sul finire del Trecento da Raimondello Orsini del Balzo e collocato nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria da lui stesso fatta edificare a Galatina, vi trovò sistemazione definitiva nel 1494: fu allora che, per volere del Re Alfonso II d’Aragona, la custodia del complesso monastico passò ai Padri Olivetani e la reliquia, dopo un breve e travagliato passaggio a Lecce legato all’assedio di Carlo VIII, tornò stabilmente a Galatina. Raimondello aveva sposato Maria d’Enghien, principessa di Taranto e imparentata con la famiglia reale aragonese, un legame che contribuì certamente a favorire i rapporti tra i due casati. Ancora oggi la sacra reliquia è venerata a Galatina nella Basilica di Santa Caterina, in provincia di Lecce. Da allora, quel gesto ha legato indissolubilmente le due città in un’unica storia di fede, ben oltre la distanza geografica che le separa.

Dalla devozione condivisa a un patto tra le città

In occasione dell’Anno Giubilare Agatino, che celebra il 900° anniversario della traslazione delle spoglie della Santa, questo legame spirituale ha trovato una nuova, significativa espressione. La Sezione “Dedalo” di Galatina dell’Associazione Nazionale Ufficiali dell’Aeronautica, insieme alla Sezione di Catania della medesima associazione, intitolata al Maggiore Pilota Michelangelo Trimarchi, hanno promosso nei mesi scorsi l’idea di dare forma civile a quella fratellanza religiosa radicata nei secoli, proponendo alle rispettive amministrazioni comunali un patto di gemellaggio tra le due città. L’iniziativa, accolta con favore da entrambe le amministrazioni, ha ottenuto il via libera dei Consigli Comunali di Galatina e di Catania, che hanno deliberato favorevolmente sul gemellaggio. Non il frutto di un’iniziativa estemporanea, bensì il coronamento di un lungo e paziente lavoro di coordinamento condotto dalle due sezioni A.N.U.A. nei confronti delle rispettive amministrazioni, cosa che conferma l’Associazione Nazionale Ufficiali dell’Aeronautica promotrice di legami autentici tra le istituzioni e i territori.

La cerimonia a Palazzo Orsini

Il suggello ufficiale del patto di fratellanza è giunto sabato 9 agosto: alle ore 11:00, presso una sala di Palazzo Orsini, antica sede municipale di Galatina, il Sindaco di Catania, Avv. Enrico Trantino, e la Vicesindaco di Galatina, Dott.ssa Maria Grazia Anselmi, in rappresentanza del Sindaco Avv. Fabio Vergine, impossibilitato a presenziare per gravi e improvvisi problemi familiari, hanno apposto le rispettive firme sull’atto che sancisce formalmente il gemellaggio tra le due comunità. “Questa firma suggella un legame che affonda le radici nella storia e nella fede,” ha dichiarato il Sindaco Trantino al momento della sottoscrizione, “ma che oggi si apre a un futuro fatto di scambi concreti tra le nostre comunità: un impegno che intendiamo coltivare con continuità e buona volontà.” Nel suo intervento, la Vicesindaco Anselmi ha da parte sua sottolineato come l’atto appena firmato “non sia un punto d’arrivo, bensì l’inizio di un cammino che, con l’impegno di entrambe le amministrazioni, potrà tradursi in occasioni sempre più frequenti di incontro, scambio e collaborazione tra Catania e Galatina.” I due rappresentanti hanno poi voluto suggellare l’amicizia ritrovata tra le due comunità con uno scambio di doni simbolici, gesto che ha chiuso idealmente il momento istituzionale della cerimonia. Accanto alla Dott.ssa Anselmi era presente una rappresentanza del Consiglio Comunale di Galatina, composta dall’Assessore alle Politiche Sociali Diego Garzia, dalla Consigliera comunale con delega alle Associazioni Francesca Tundo, dai Consiglieri comunali Luigi Masciullo e Dario Franco, e da Daniele Mauro, dello staff del Sindaco. Per Catania erano altresì presenti l’Assessore alle Pari Opportunità e Politiche Giovanili Viviana Lombardo, il Presidente del Comitato per la Festa di Sant’Agata Carmelo Grasso e il Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini Giovanni Cultrera di Montesano. Alla cerimonia hanno preso parte anche il Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Ufficiali dell’Aeronautica Gen. S.A. Paolo Magro, accorso per l’occasione, e i Presidenti delle due sezioni ANUA, Col. Luigi Romano per Galatina e Col. Antonio Famà per Catania, insieme a una rappresentanza della sezione “Dedalo” di Galatina, tra cui il socio Salvatore D’Amico.

Nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

Conclusa la procedura protocollare, la delegazione si è trasferita presso la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, dove è custodita, anche se a fasi alterne sin dal 1399, la reliquia della sacra mammella di Sant’Agata. La Basilica, tra le più insigni testimonianze artistiche del Salento, custodisce uno dei cicli di affreschi più vasti e pregevoli d’Italia, secondo per ampiezza solo a quello della Basilica di San Francesco d’Assisi. Sei grandi cicli pittorici, dell’Apocalisse, della Genesi, si dispiegano lungo le navate e il presbiterio, impreziositi da una straordinaria teoria di angeli musicanti tra le più ricche d’Europa per numero di strumenti medievali raffigurati. Non manca, tra gli affreschi degli ambulacri, un ciclo dedicato agli episodi della vita di Sant’Agata, a suggello ulteriore del legame che unisce la Basilica alla Santa catanese: un patrimonio pittorico che da solo giustificherebbe un pellegrinaggio in terra salentina. In questo scrigno d’arte e di fede, i rappresentanti delle due amministrazioni e il personale al seguito hanno potuto sostare in raccoglimento dinanzi al prezioso reliquiario che custodisce una mammella della Patrona di Catania, recisa durante il martirio subito a Catania e giunta miracolosamente sulle coste di Gallipoli l’8 agosto 1126: pegno tangibile di quel vincolo di sangue e di fede che da nove secoli unisce le due terre.

Un cammino di fede tra Catania, Gallipoli e Galatina

Già a partire dal 7 agosto, nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Giubilare Agatino, S.E.R. Mons. Luigi Renna, Arcivescovo Metropolita di Catania, con una nutrita delegazione al seguito, è stato protagonista di un pellegrinaggio volto a consacrare il vincolo di fede che unisce Catania, Gallipoli e Galatina: una tappa che l’8 agosto ha visto svolgersi la medesima solenne procedura di ratifica del patto di fratellanza tra Catania e Gallipoli. Nella serata del 9 agosto, presso la Basilica di Santa Caterina a Galatina, si è tenuta la Santa Messa solenne, celebrata in occasione della storica visita delle reliquie di Sant’Agata, il Velo e la Sacra Mammella, in terra salentina e della sottoscrizione del Patto di Amicizia tra le due città. Le tre reliquie ricongiunte sono state esposte alla venerazione dei fedeli sotto il busto di Sant’Agata, collocato alla destra dell’altare centrale. La celebrazione eucaristica, officiata da Mons. Luigi Renna insieme a S.E.R. Mons. Francesco Neri, Arcivescovo di Otranto, ha visto la partecipazione di numerosi sacerdoti delle due diocesi e di una folta rappresentanza di fedeli giunti anche dal capoluogo etneo. La Basilica si presentava gremita in ogni ordine di posto, colma di una folla giunta da ogni dove per rendere omaggio alle sacre reliquie e straripante fin oltre le soglie di navate e ambulacri: un afflusso straordinario, a testimonianza tangibile di quanto la devozione verso Sant’Agata sia sentita e condivisa ben oltre i confini della Sicilia. Il rito ha assunto un respiro di particolare solennità grazie all’accompagnamento di una corale di alto prestigio, le cui voci, elevandosi tra le navate affrescate, hanno accompagnato ogni momento della liturgia con un’esecuzione di grande intensità spirituale.

Un ponte tra Sicilia e Salento

Il gemellaggio tra Catania e Galatina rappresenta così molto più di un atto formale: è il riconoscimento pubblico di un legame che affonda le radici in una storia condivisa da secoli, capace di unire due territori apparentemente distanti attraverso il culto di una stessa Santa. Un vincolo che le due sezioni A.N.U.A., sorelle nello spirito prima ancora che nell’iniziativa, hanno saputo trasformare in un ponte ideale tra la Sicilia e il Salento nel segno di Sant’Agata e della devozione che da nove secoli accomuna le due comunità. Un risultato che conferma, ancora una volta, l’attenzione e l’impegno che l’Associazione profonde nel coltivare rapporti autentici e duraturi con le amministrazioni comunali e con gli enti civili, religiosi e militari del territorio, ponendosi quale attivo promotore di legami capaci di travalicare i confini geografici e di durare nel tempo.

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