“Piume baciatemi la guancia ardente” un romanzo scritto dalla scrittrice siciliana Vera Ambra

“Piume baciatemi la guancia ardente” un romanzo scritto dalla scrittrice siciliana Vera Ambra

Nell’ambito delle celebrazioni nazionali del Centenario della Prima Guerra Mondiale, l’Associazione Akkuaria pone la sua attenzione su una significativa battaglia svolta il 2 luglio 1916 e condotta dal valoroso e generoso bersagliere siciliano tenente Salvatore Damaggio

Era il 2 luglio del 1916 quando nello scacchiere del Monte Pasubio, dove ormai da giorni infuriava una cruenta battaglia, gli Austriaci, dopo aver rovesciato tempeste ininterrotte di piombo e di fuoco e falcidiato interi reparti, ormai erano sicuri del successo. In quel marasma,  i corpi di oltre tremila soldati avevano formano un vasto tappeto di sangue. Solo il tenente Salvatore Damaggiodi Terranova di Sicilia (oggi Gela), e il Sergente David Bordignon di San Giacomo di Lusiana, il Caporalmaggiore Urbani da Valdagno, il Caporale Giaccone del Distretto di Palermo, il Caporale Andorlini di Firenze, i soldati Giuseppe Cappa di Monzambano, Pietro Guion del Distretto Militare di Udine e Bonnici del Distretto Militare di Siracusa. In tutto otto uomini e due mitragliatrici cambiarono o le sorti della battaglia, giungendo alla vittoria.
Il nemico ormai certo di aver messo cancellato la difesa italiana e di aver liberato la zona da ogni ostacolo, si preparava a mettere in atto il proposito di impadronirsi di un importante passo, tra il Dente Italiano e la Cima Palon, che era di importanza strategica sia gli italiani sia per gli austro-ungarici; qui, invece, incontrano la resistenza di Salvatore Damaggio, comandante la 4ª Sezione Mitragliatrici del IV Battaglione dell’86° Reggimento Fanteria Brigata Verona; che alla guida dei sette commilitoni, superstiti come lui dalla precedente tregenda della battaglia, respinge l’avanzata nemica, costringendoli alla fuga.
Il nemico si era trovato ad un passo dalle “porte”, aveva creduto di essersele aperte con terribili bombardamenti ma non aveva fatto i conti con l’eroica resistenza dei figli d’Italia che avevano combattuto vittoriosamente per evitare che la linea di difesa cadesse nelle loro mani.

La seletta che difese tutt’oggi porta il suo nome “Selletta Damaggio”
Le gesta del leggendario Eroe del Pasubio, così com’è stato appellato dalle genti di quelle contrade, sono state ricostruite nel libro “Piume baciatemi la guancia ardente” un romanzo scritto dall’abile penna della scrittrice siciliana Vera Ambra, liberamente ispirato alla vita di Salvatore Damaggio dal quale è stato a sua volta tratta la graphic novel “Ritorno al Pasubio“, sceneggiato dallo scrittore Alfredo Sorbello e disegnato da Gaetano Testa, in arte GAT.
Chi era Salvatore Damaggio

Tenente dei mitraglieri, comandante la 4ª Sezione Mitragliatrici del IV Battaglione dell’86° Reggimento Fanteria Brigata Verona, nasce a Gela il 20 marzo 1892.
Terminati gli studi classici, nel 1912 è a Roma nel 2° Reggimento Bersaglieri per seguire il corso allievi ufficiali.
Il 10 ottobre 1913 lascia il corso per non aver superato l’esame e torna agli studi di medicina.
Nel gennaio del 1915, alla vigilia della guerra è richiamato come sottotenente di complemento ed è assegnato all’86° Reggimento Fanteria della Brigata Verona.
Dopo i combattimenti del Pasubio, l’1 ottobre 1916 è promosso tenente (gli viene però riconosciuta l’anzianità dal 7 maggio 1916) e destinato al deposito dell’85° Reggimento di Fanteria come istruttore delle reclute della classe 1897.
È rimandato al fronte nel febbraio 1917, tenente nel 248° Reggimento di Fanteria (Brigata Girgenti).
Nel settembre del 1917 rientra nei ranghi dell’85° Reggimento (Brigata Verona) e il 31 ottobre è promosso capitano. Agli inizi del 1918 è dichiarato inabile al servizio per “infermità dipendente da cause di servizio” e congedato definitivamente il 14 dicembre 1919.
Laureatosi in medicina e chirurgia con una tesi sulla tubercolosi polmonare, si specializza in tisiologia diventando direttore del Sanatorio di Ascoli Piceno, dove svolgerà la sua attività di medico e ricercatore sino alla morte, avvenuta per malattia nel 1944.
Tenente di Fanteria, è stato insignito di onorificenze militari e civili, fra le quali:
2 Medaglie d’argento al Valor Militare
2 Croci al Merito di Guerra
1 Medaglia d’oro Serba al Valor Militare
1 Medaglia d’oro della Città di Schio
Cittadinanza onoraria di Schio
Commendatore della Corona d’Italia

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